Per una interpretazione del ciambuotto medioevale niente patate che arrivarono dopo il XVI secolo, ma che invece sono tradizionali nella ricetta contadina di Castelpoto. In sostituzione le cicerchie il legume dei poveri che vale più della carne usato sia dai romani che dai longobardi. Veramente interessante l’etimologia di questa parola “ciambuottare” e di come entra in cucina. Vuol dire letteralmente fare un miscuglio, cuocere tutto insieme nel coccio. Mescolare verdure, legumi, brodo, quindi non si cucina ma si “ciambotta”. Il ciambuotto non si gira col cucchiaio, si scuote il coccio. Ciambotta, ciambotta finché non si amalgama tutto.
“U ciambuotto nun s’o tocca. U coccio s’o scuote” dicevano i vecchi.
Assume nel senso figurato l’idea di fare confusione, mischiare cose a caso ma anche in senso buono mettere insieme, arrangiarsi col poco: “Ciambuottammo nu poco” = mettiamo insieme qualcosa da mangiare.
Ingredienti — per 4 persone
- 1 kg Foglie di rape
- 300 g Cicerchie secche
- 2 spicchi Aglio
- Olio extravergine del Sannio
- Sale
- Pane raffermo
- 1 rametto Rosmarino per le cicerchie
Procedimento
- Le cicerchie
vanno messe ad ammollare 12 ore in acqua fredda e poi a lessare in acqua con rosmarino, uno spicchio d’aglio e sale per 1 ora e mezza. Devono restare intere ma tenere. Tenere l’acqua di cottura.
- Il ciambuotto.
In coccio: olio + aglio. Appena profuma togliere l’aglio e buttare le rape lavate e bagnate. Salare e stufare 15 min. Aggiungere le cicerchie scolate + 2 mestoli della loro acqua. Coprire e fai “ciambuottare” altri 20 min piano. Il brodo deve legare con l’amido delle cicerchie.
- A scarpa.
Pane nella scodella con ciambuotto bollente sopra e un bel giro d’olio crudo. Aspetti 2 minuti che il pane beve tutto. Doppia scarpa col pittulo di saragolla.
